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Figlio

Questo mondo avido di guadagno,

d’interesse morboso tangibile,

di ipocrisia latente e di false ideologie

non potrà mai amarti come te stesso.

L’uomo, innata creatura di docile stirpe,

provato da mille vicissitudini lotta

nel nome e per conto di una libertà

sottomessa da usurpatori di idealismi servili.

Ricordati che la stupidità e l’invidia,

mali inestirpabili,

affliggono i popoli da sempre,

mentre l’onestà e la razionalità,

rare virtù, da cui radici essenziali

cresce l’albero dei giusti,

messi in disparte dalla malignità dei forti.

Ed è per questo che devi camminare,

col tuo zaino a spalle e con la schiena dritta,

nell’immensa giungla di pensatori mediocri,

sognatori di fumi e mistificatori di verità,

di capipopolo che disorientano e accecano

la speranza del domani nel consumismo asfissiante.

Sappi che tutto nasce e muore nel tempo,

come stelle appese al cielo brillano all’infinito

ma non saranno mai le stesse perché,

di tanto in tanto,

una si spegne e un’altra si riaccende.

E ad ognuno è demandata la missione di figlio dell’uomo

su questa terra schiava di insidie e di cinismo dilagato,

di strada incerta e tortuosa,

ma da percorrere fino alla fine con la consapevolezza

che nulla è inutile per costruire un mondo migliore.

Antonio Fiore

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Auschwitz: per non dimenticare

Il fumo del treno inumidiva gli occhi nella nebbia, mentre la madre stringeva forte al petto il suo bambino, non ancora svezzato, il volto straziato del suo uomo inerme cedeva come le foglie d’autunno.

Stivati in vagoni come bestie per il macero: uomini, vecchi, donne e bambine, il treno si muoveva in aperta campagna, e schiavi di un’etica folle, la mente, in subbuglio, perdeva il suo credo, dilaniato per nome e per conto di una supremazia surreale e indefinita.

Questo luogo cinto di vergogna e di disprezzo immisurabile ammassava corpi, sigillati e catalogati, diventati legna da ardere per i forni, di cui cenere oggi è memore inspiegabile e tumultuosa di coscienza, e che non abbia più a ripetersi l’essenza di tale mostruosità.

Antonio Fiore

02 febbraio 2012

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Il gioco delle parti

Lo sciame di nubi oscura la finestra del colle e la luce opaca affonda il riflesso dell’acqua gelida di un fiume in piena che continua a scorrere verso il mare, colori a mezza asta ripiegano la bandiera ammainata dall’assolutismo riverso, prevalente nel nome e per conto della libertà.
Libertà, ombrata dalla disinformazione deviata che incombe come un macigno d’illusione, è sempre bistrattata dalla perversione, dall’immoralità profusa, dai giudizi e pregiudizi confusi e da ideologie servili, diventa inevitabilmente persecutrice di democrazia dittatoriale.
La madre Costituzione, oggi più che mai, piange i suoi figli dispersi nella scaltrezza e arroganza mascherata, valori e ideologie vestiti da falsità, capace d’illudere un popolo sognatore in cerca di stabilità e uguaglianza sociale.
Forse il domani preserverà la giusta lungimiranza per risvegliare un popolo assopito dalla irrazionalità impressa dalla grande comunicazione mediatica e virtuale, dove tutto sembra logico, comprensibile e giustificabile.
Chissà se il tempo sarà predominante per far sì che il vento giri nella giusta dimensione e si ritorni alla ragionevolezza di ieri, per ravvivare i colori della certezza e guardare con orgoglio la bandiera che sventola ancora sul colle, oggi martirizzata dall’ipocrisia dei falsi profeti, che sono reduci d’imprese profetizzate ma mai avverate.
Tutto ciò può apparire solo frutto di famigerati idealisti capaci di mistificare la verginità e l’operosità razionale di chi si prodiga per il bene comune, una folle miope che non vede oltre l’ottimismo e non sa constatare con sobrietà il presente né il roseo futuro (Sarà!).
Una riflessione è d’obbligo: siamo nella giusta dimensione oppure si è persa la bussola di comando e della razionalità? Elementi imprescindibili per la democrazia, l’uguaglianza, la libertà, e soprattutto per la comunanza, onde evitare, eventualmente, che si continui a sperperare tutto ciò che i nostri avi hanno conquistato.
Cosa si è veramente fatto e si vuole fare per rendere questa società più equa?
“Ai posteri l’ardua sentenza”.

Antonio Fiore

 

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