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sonetto

XV

S O N E T T O.

Del Dottor Fisico D. Giuseppe Ronza.

A L L’ A U T O R E.

Stanco su di un sasso chinai la fronte,

A piè di un colle, di vago rio accanto

Dormiva tranquillo, e di Ninfe intanto

Circondarsi vedeva il sasso, il fonte.

Scioglieva ciascuna il suo labbro al canto,

Mentre spoglian con destre mani, e pronte

Di gigli il prato, e di viole il monte,

E farne un serto danzi il pregio, e vanto.

Voleva del sogno domandar l’immago,

Quando Ninfa leggiadra a me vicina

Sentì, disse, che di saper sei vago:

La fronte di Buonanni umile, e china

Cinger dovrà quel serto, che del Mago

CIPRIANO ben scrisse, e di GIUSTINA.

Riprodotto, su richiesta dell’O.le Mimi Verde, da Antonio Fiore

P.S.: questo antico e meraviglioso componimento è frutto di un’instancabile e lodevole interesse per la storia di Gricignano e dei suoi antenati, dell’emerito O.le Mimì Verde, ex consigliere regionale e provinciale.

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L’Unità d’Italia

Bandiera

Tu perla di nobile cultura amata da mille investiture,

prigioniera e accattivante tutti ti vollero come amante.

Il tuo corpo affascinante per anni fu reciso dai suoi amanti,

dalla Sicilia al Piemonte solo umiliazione e grida di dolore.

Quanto sangue si è versato tra fumi e spari hanno lottato,

le mille giubbe rosse ti hanno acclamato e Marsala hanno sbarcato,

ma in centomila si sono ritrovati a combattere per amore di Patria.

L’eroe dei due monti è Garibaldi, con Anita sempre a suo fianco,

di Mazzini vogliamo parlare per rammentare il Cavour nazionale,

l’Italia l’unità l’ha conquista con le note di Mameli hanno cantato.

Oh mia bella Italia, martoriata da sventure e dissapori,

risorta, oggi più che mai sei giovane e innamorata di quel tricolore

che sventoli con orgoglio nel cuore i centocinquantanni.

Del risorgimento necessità noi abbiamo per difenderci

da chi da te vuole divorziare, bella e giovane ancora fai sognare,

nel nostro cuore per sempre unita ti vogliamo portare.

Viva L’Italia

di Carmen Di Santillo

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‘A vipera

Striscianna s’è move int’ all’eura,

‘e annascosa resta pè nun s’è fa verrè.

S’è per caso te capita n’incontro ravvicinato

è scarogna d’essere muzzucato,

ma stai pure tranquillo ca nun te fa suffrì,

poch’ minuti ‘e t’avveleno ‘o sanghe.

’E punsà c’abbastasse sulo na mazzata ncapa  p’a schiattà;

puverella, sotto sotto me fa pure pena.

Si striscia ‘e mangia povre ‘a colpa nun è soja;

s’è te mozzica è pè paura ‘e no pè gusto ‘o lucro desiderio.

D’accordo stu veleno p’o essere mortale, ma nun è maligno,

dopo tutt’ è sempe na vipera, ma senza nfamità.

Peggio è s’è te capita ‘e ncuntrà na cristiana vipera,

può sta sicuro che nu striscia, cammina dritta e cu nu surriso

sempe ncopp’ ‘e labbra è pronta pè t’alliscià,

ma appena gira ‘e spalla ‘e là pè te curtellià.

‘Na raccomandazione è d’obbligo:

s’è te capita ‘e verrè na vipera strisciante cerca e cestà distante!

s’è te capita ‘e verrè  na cristiana vipera è meglio si cagna strada!

di Luigi Garofalo

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