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L’Eremita dei sogni

Come uno straniero distante dal cielo da solo mi ritrovo sulla terra a impaginare ritagli del mio tempo. Credevo di avere tutto, vivere tra gli oleandri di un sentiero leggiadro, apparentemente perfetto, dove tutto ha come profumo: l’essenza dell’apparire.

Anche le più ostili inquietudini sembravano luci calate dal cielo per rincuorarci l’anima.
Un rincorrere di pensieri inutili allietavano lo scorrere dei giorni, un costruire di orizzonti invecchiati dava senso a ciò che senso non ha.

L’ipocrisia di un mondo avido di potere spezzava le ali ai sogni, frantumava la serenità dell’anima col punteruolo della perversione che chiudeva nel cuore la libertà del pensiero libero con l’avversione: il nemico della porta accanto da combattere!

La vita non ha nemici, ha un credo, un viaggio da perseguire e nulla si può per fuggire.
Ma il mio cuore fugge, fugge dall’oppressione nevralgica, ostile al sentire dell’amore, dall’essere schiavi di un Dio avido di potere.

Ora sono qui, sulla sponda di un fiume che scende a riva e col cordone della vita tra le dita mi siedo al ciglio di un ciliegio fiorito e miro l’infinito, quantunque il silenzio mi trasporta in un vortice di ricordi che scava nel profondo.

Qui, in questo angolo di paradiso, quanto silenzio respira il mio cuore. Le maestose querce sui monti dipinti coi raggi del sole calante ombreggiano al vento e le fievoli nuvole adagiate sui colli arrossiscono di rosso tramonto.

E nel mentre il migrare di rondini apre ai pensieri la speranza, i sogni d’incanto s’illuminano d’immensità come gli albori di un cielo puntellato di stelle, d’un cielo che si colora sulle arcate del tempo senza infierire nel giorno che innanzi sta per finire.

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